Vino primitivo: una storia di sapore
Quando si parla di vino, quello buono, è inevitabile pensare al nostro paese. Sappiamo bene, infatti, che l’Italia è uno dei luoghi più all’avanguardia in questo settore.
Oggi esploreremo una variante speciale, il vino Primitivo, una specialità coltivata nelle zone della Puglia e in particolare del Salento che tra storia e sapore si perde negli annali della viticoltura Italiana. Il nostro paese è davvero ricco di vini, alcuni famosi, altri meno. Proprio per questo, se sei interessato a conoscere e ad apprezzare il Primitivo, ti consiglio di continuare a leggere.
Ti sarà capitato almeno una volta di sentire parlare di questa coltura più unica che rara. Anche se non si tratta di un vino altolocato, arliamo comunque di un prodotto che stupisce e regala emozioni profumate e piacevolmente alcoliche.
Con una miriade di vitigni ben coltivati e conservati disseminati in tutto il territorio, la tradizione vinicola Italiana eccelle non solo in Europa, ma in tutto il mondo riuscendo ad affermarsi come una stella di gusto e piacere…
Dove viene coltivato il Primitivo
La coltivazione del Primitivo è autorizzata in diverse regioni del territorio, ma è in Puglia che questa variante ha tirato fuori il meglio di sé. Con un legame millenario stabilito nelle zone della Manduria e Gioia del Colle, si tratta di uno di quei vini che eccelle non solo per il suo sapore inconfondibile, ma anche per la sua storia così semplice e diretta, che lo lega ad una delle regioni più “wine friendly” d’Italia.
Per quanto riguarda invece le sue origini più lontane, con ogni probabilità parliamo di una vite arrivata da noi al tempo della colonizzazione greca in Italia. Con un accenno di Pinot e un mistero non troppo complesso da risolvere si può concludere, in linea di massima, che il Primitivo possa provenire da oltre l’Adriatico.
Concentrato oggi nelle province di Taranto e Brindisi, non a caso il Primitivo deve la sua gloria anche e soprattutto al modo in cui viene preparato, al modo con il quale viene trattata la vite stessa dalla quale viene ricavato questo splendido alcolico.
Vino Primitivo: le caratteristiche e l’invecchiamento
Prima di analizzare nel dettaglio la coltura stessa e le metodologie che lo hanno contraddistinto è necessario specificare che quella del Primitivo è una pianta piuttosto sensibile. Anche delle semplici perturbazioni e delle deformità nel terreno possono fare la differenza tra un vino ottimo e uno scadente, o peggio.
Proprio per questo, sentire parlare di Primitivo mette sempre un po’ d’ansia agli intenditori, tranne quando viene specificata la sua locazione Pugliese. I suoi grappoli sono estremamente sensibili, infatti, alla formazione delle muffe. Il clima Pugliese, perciò, offre un terreno incredibilmente rigoglioso, che lo ha spinto oltre i suoi limiti e gli ha fornito un habitat perfetto per prosperare.
I suoi acini stracolmi di zucchero conferiscono al primitivo un‘alta gradazione, caratteristica che contribuisce a distinguerlo da moltissimi altri vini.
Si tratta di una pianta tutto sommato semplice ma ciò non significa che il prodotto lo sia altrettanto. I vini che vengono distillati grazie alla coltura del Primitivo sono tutti molto particolari ed unici a loro volta, con note che distinguono sapori ed emozioni tutte da scoprire.
Sono sapori che possono essere ottenuti solo in un modo. L’invecchiamento, infatti, è parte fondamentale della produzione che consistente in una conservazione di almeno 12 mesi.
Le particolarità del Primitivo
Come detto in precedenza, quello che spicca del Vino Primitivo non sono altro che i sapori e le emozioni a esso collegate. Un legame suggestivo con la sua terra d’origine che suggerisce a chi lo assapora i profumi dei frutti rossi, come amarene e ciliegie.
L’affinamento così importante, poi, ne esalta la consistenza speziata, che vince complicando il Primitivo sul piano aromatico in maniera sublime. Il cosiddetto “tripudio di sapore” non ha mai avuto tanto senso come con il Primitivo.
In questo caso parliamo di aromi come cannella, cacao, tabacco e liquirizia.
Questo carnevale di energia si sposa a meraviglia con la varie gradazioni del Primitivo, che spazia dai 16° delle coltivazioni più giovani ai 20° dei vini maggiormente invecchiati.
L’affinamento e l’invecchiamento contribuiscono in ampia parte a questo processo, portando in auge degli aromi talmente particolari che richiedono a volte dei baloon o dei calici per essere maggiormente gustati.
Il primitivo a tavola: potenza ed equilibrio
Una volta comprese le potenzialità di questo vino rimane solo l’atto pratico.
A tutti piace un buon bicchiere di vino in tavola ed è evidente come il Primitivo sia decisamente potente, sia dal punto di vista aromatico che da quello della gradazione. Proprio per questo motivo, soprattutto quando si mangia, sono richieste delle portate che siano in grado di bilanciare e rendere la cena una cena perfetta, facendo in modo che il sapore deciso del vino non spazzi via il cibo e viceversa.
Proprio per questo, di seguito, abbiamo stilato un elenco di consigli su come abbinare il Primitivo a tavola.
- Il Primitivo ben invecchiato è un vino potente, aromatico, in grado di essere esaltato dalle carni rosse. La versatilità così ampia di questo tipo di carne non fa altro che bilanciare il gusto di questo vino. Sono consigliate dunque carni arrostite, alla brace o condite con salse aromatiche di un certo spessore. Va benissimo anche la selvaggina, come il cinghiale e lo stesso vale per le ricette che prevedendo la cottura di carne al forno, come capretti e agnello.
- Zuppe di legumi e sughi freschi sono i compagni perfetti per un Primitivo ancora giovane, non troppo invecchiato, il cui sapore si concentra sulla freschezza dei frutti rossi. Dopo un bel cucchiaio di zuppa non c’è niente di meglio del tannino del Primitivo per stemprare un po’ l’atmosfera.
- Nel caso di un vino maggiormente invecchiato invece, il consiglio ricade su pecorini ben stagionati e pasticceria secca.
Vien da sé che l’abbinamento è una fase importante di tutto il procedimento che include questo vino, ma le soluzioni sono abbondanti e tutte speciali. Servire in tavola un buon Primitivo di Manduria, ad esempio, è sempre una scelta oculata e, a suo modo, raffinata; sicuramente in grado di sorprendere i commensali.